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Nell'oceano di Internet sono centinaia i siti che si occupano dell'affaire Moro, come è stato definito da Sciascia. Il mio blog si presenta come un progetto diverso e più ambizioso: contribuire a ricordare la figura di Aldo Moro in tutti i suoi aspetti, così come avrebbe desiderato fare il mio amico Franco Tritto (a cui il sito è certamente dedicato). Moro è stato un grande statista nella vita politica di questo paese, un grande professore universitario amatissimo dai suoi studenti, un grande uomo nella vita quotidiana e familiare. Di tutti questi aspetti cercheremo di dare conto. Senza naturalmente dimenticare la sua tragica fine che ha rappresentato uno spartiacque nella nostra storia segnando un'epoca e facendo "le fondamenta della vita tremare sotto i nostri piedi".
Ecco perchè quel trauma ci perseguita e ci perseguiterà per tutti i nostri giorni.

venerdì 19 marzo 2010

Internet e gli anni di piombo, caccia ai latitanti

Ecco il testo di un'interrogazione presentata dall'on. Marco Beltrandi (ed altri):

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno.

Per sapere - premesso che:
Internet è il più grande mezzo di comunicazione di massa della storia dell'umanità e ciò sia in termini di destinatari dell'informazione sia in termini di produttori di informazione;
un post su un blog, o strumenti consimili, ad alta visibilità, possono contribuire a formare o consolidare movimenti di opinioni, ed essere utilizzati per dar vita a manifestazioni di varia natura;
come per ogni strumento, le finalità perseguite tramite la rete, dipendono dalla volontà dell'agente e non dal mezzo stesso;
a questo proposito, a seguito della diffusione on line di dati riguardanti noti terroristi, la stampa e la tv, specificamente un servizio del TG5 trasmesso in data 29 novembre 2009, hanno fatto emergere la notizia riguardante alcuni latitanti degli anni di piombo - segnatamente Alessio Casimirri e Guglielmo Guglielmi. Costoro, macchiatisi di reati gravissimi, sarebbero facilmente rintracciabili in rete;
le persone di cui sopra hanno segnato tragicamente la storia del nostro Paese perché, il brigatista Alessio Casimirri ha preso parte al gruppo di fuoco del sequestro dell'onorevole prof. Aldo Moro ed, in seguito a tali crimini, è stato condannato a undici ergastoli;
in rete compaiono persino il suo numero di telefono, così come alcune foto da sommozzatore;
costui sarebbe l'ultimo latitante del caso Moro. È cittadino nicaraguense da oltre 15 anni, pur avendo l'Italia contestato le modalità di ottenimento del relativo passaporto;

Guglielmo Guglielmi è stato invece condannato a 30 anni e a 9 anni di carcere per duplice omicidio - pene mai scontate - ed apparteneva alle «unità combattenti comuniste» da cui si generò la «Brigata 28 marzo» che poi colpì a morte il giornalista Walter Tobagi. Anche lui sarebbe rintracciabile on line e, secondo altre fonti, sembrerebbe persino aver ottenuto un passaporto diplomatico per collaborare con le Nazioni Unite. Risiederebbe in Nicaragua di cui è cittadino dal 1989;
non esiste un quadro di accordi internazionali tra il nostro Paese ed il Nicaragua per richieste di estradizione di connazionali che abbiano commesso reati sul nostro territorio;
per l'eventuale ottenimento dell'estradizione, l'unico strumento utilizzabile, è quello del rapporto politico-diplomatico tra i due Stati, esercitando quella moral suasion utile al riguardo;
non esistono, altresì, accordi per la cooperazione giudiziaria tra i due Paesi, che consentano almeno lo svolgimento delle minime attività istruttorie;
i fatti sopra riportati, ove trovassero riscontro, rappresenterebbero, ad avviso degli interroganti, un grave vulnus allo stato di diritto e una grave ed ulteriore ingiustizia nei confronti dei familiari delle vittime -:
se quanto riportato in premessa corrisponda al vero;
se esista e, nell'eventualità positiva, da quali uffici della pubblica amministrazione sia svolta, un'azione sistematica di monitoraggio della rete, alla ricerca di notizie utili alla collettività;
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno assumere le iniziative di competenza, conformemente agli usi formali ed informali propri del diritto internazionale che disciplina fattispecie di questo tipo, relativamente ai due specifici casi riportati in premessa;
se non ritengano opportuno effettuare approfondimenti presso le Nazioni Unite, per chiarire la posizione rivestita in quella organizzazione, da Guglielmo Guglielmi.

martedì 9 marzo 2010

Casimirri: condannato all'ergastolo per il caso Moro fa il ristoratore in Nicaragua ...

Condannato a sei ergastoli e mai incarcerato. L’ultimo latitante di via Fani, la primula rossa del commando che rapì Aldo Moro nel 1978, è libero e indipendente a Managua, progetta un film a Hollywood e si diletta con la pesca subcquea. Alessio Casimirri, l’uomo che da 28 anni è uno dei più grandi ricercati d’Italia, a 59 anni fa il ristoratore, sospeso tra il suo locale storico a Managua, La Cueva del Buzo, e le battute di caccia subacquea a San Juan Del Sur, dove da poche settimane ha aperto il suo secondo ristorante, il Dona Ines.

Nella vita precedente, quella che lo vorrebbe dietro le sbarre per essere stato uno dei protagonisti del terrorismo italiano, era «Camillo», nome di battaglia dell’unico brigatista ancora latitante che fece parte del commando Moro. Prima ancora, un bambino cresciuto tra i palazzi papalini, dove il padre è stato per trent’anni il potentissimo capo dell’ufficio stampa della Sala Vaticana. «Scrivere un libro sulla mia vita? Ci ho pensato più volte. Ma vorrei andare oltre: pensavo a un film a Hollywood, come mio padre».

Nel suo locale in Nicaragua, mentre infila un Dvd nel registratore per mostrare le sue imprese di pescatore subacqueo, Casimirri racconta: «Il film del mandolino del capitano Corelli (quello con Nicholas Cage protagonista, ndr) è la storia di mio padre. Mi raccontava fin da piccolo della sua campagna a Cefalonia. Tutti gli episodi sono veri, anche la ragazza, solo che non era greca, era croata. Si chiamava Nada, mio padre andò a prenderla in Grecia dopo la guerra e la portò in Italia. Poi però si lasciarono». Casimirri sa tutto della pesca subacquea e delle prede: come si spostano, cosa mangiano, quando. Ma non appena si tocca l’argomento Moro, si chiude a riccio. Nel libro, o nel film, ci sarà un capitolo anche sul rapimento? «Non mi toccare questo tasto» dice facendo intuire che smetterà di parlare.

L’Italia ha chiesto più volte la sua estradizione ma il Nicaragua dei sandinisti si è sempre opposto: sebbene entrato nel Paese sotto falso nome nel 1982, Casimirri si è sposato con una nicaraguense Raquel Garcia Jarquin nel 1986, ha avuto tre figli ed è diventato cittadino del Nicaragua a tutti gli effetti. Niente da fare. Nel 2006 un italiano lo ha riconosciuto in Costarica, a El Ostional, cittadina a un passo dal confine. Ci andava spesso, aveva aperto un altro locale. L’italiano ha fatto una soffiata ai Servizi, è stata organizzata una trappola per catturarlo. Ma qualcuno, forse, lo ha avvertito: «Vedo persone strane che girano nel mio locale, l’Italia vuole per forza arrestarmi. Ma io il giorno del rapimento Moro insegnavo educazione fisica in una scuola» ha dichiarato a El Nuevo Diario, giornale di Managua, nell’unica intervista che abbia mai rilasciato. A El Ostional non si è fatto più vedere.

L’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli è andato su tutte le furie: «Così non lo prenderemo mai». È l’ultimo rimasto. Rita Algranati, la sua ex moglie, è stata catturata nel 2004 in Egitto con il suo nuovo compagno. Casimirri, nel suo locale dove si cena con 50 dollari in un Paese dove un taxista ne guadagna 400 al mese, invece parla di pesci e di gare subacquee. Su un tavolino, le coppe: campione nazionale di pesca subacquea del Nicaragua, più altre due della gara a El Ostional del 2009. Ci ha messo solo tre anni a ritornarci.