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Nell'oceano di Internet sono centinaia i siti che si occupano dell'affaire Moro, come è stato definito da Sciascia. Il mio blog si presenta come un progetto diverso e più ambizioso: contribuire a ricordare la figura di Aldo Moro in tutti i suoi aspetti, così come avrebbe desiderato fare il mio amico Franco Tritto (a cui il sito è certamente dedicato). Moro è stato un grande statista nella vita politica di questo paese, un grande professore universitario amatissimo dai suoi studenti, un grande uomo nella vita quotidiana e familiare. Di tutti questi aspetti cercheremo di dare conto. Senza naturalmente dimenticare la sua tragica fine che ha rappresentato uno spartiacque nella nostra storia segnando un'epoca e facendo "le fondamenta della vita tremare sotto i nostri piedi".
Ecco perchè quel trauma ci perseguita e ci perseguiterà per tutti i nostri giorni.

lunedì 29 aprile 2013

Aldo Moro riformista tragico

 Il riformismo alla prova. Il primo governo Moro nei documenti e nelle parole dei protagonisti (ottobre 1963-agosto 1964), a cura di Mimmo Franzinelli e Alessandro Giacone, Feltrinelli, Milano, pagg. 676, € 65,00


Chissà se quest'anno, a tempo debito (cioè nell'autunno), ci sarà una qualche celebrazione dei cinquant'anni trascorsi dall'avvio del primo governo di centro-sinistra "organico", quello guidato da Aldo Moro con Nenni suo vice. Sarebbe una storia istruttiva, perché la famosa "apertura a sinistra" fu il tormento della politica italiana dal fallimento della "legge truffa" nel 1953, quando ci si rese conto che per stabilizzare una necessaria politica riformatrice ci voleva una maggioranza solida che non fosse vittima delle continue tensioni interne della "formula centrista", dove il conservatorismo posapiano delle destre dc e liberali si contrapponeva alla vivacità di una cultura riformista che cresceva nel Paese senza trovare una sponda decisiva nella sinistra dc nonché nei repubblicani e socialdemocratici.
Ci sarebbero molti modi di ritornare su una storia che è ancora vittima, anche più di quel che non appaia, di due opposte damnatio memoriae: da un lato quella di un neoliberalismo nostrano che sembra non conoscere il riformismo liberale anglosassone, dal lato opposto quella dei postcomunisti rimasti ancorati all'avversione alla formula del Pci dell'epoca, che era più che altro quella di un partito che si sentiva tagliato fuori. Di questa tradizione intellettuale è rimasto vittima anche colui che fu un regista della svolta democristiana verso l'alleanza coi socialisti, cioè Aldo Moro, il politico che tesseva senza spiegarsi, attento a guidare in porto una nave prigioniera di mille tempeste, da quelle scatenate da alcuni potenti vertici ecclesiastici a quelle di vari ambienti di un establishment che temeva solo di vedere messe a rischio le posizioni conquistate e le possibilità di sfruttare a proprio quasi esclusivo vantaggio una fase di grande sviluppo.
La raccolta di documenti che Mimmo Franzinelli e Alessandro Giacone hanno prodotto per inquadrare la fase delicata di avvio del centro-sinistra è un contributo di grande interesse per capire su quali secche si arenò quella che, a mio giudizio, fu una "rivoluzione degli intellettuali" maturata fra metà anni Cinquanta e primi anni Sessanta. Il riformismo italiano maturato dalle giovani generazioni delle forze cattoliche, laiche e socialiste, non trovò una classe politica in grado di forzare davvero l'egemonia dei diversi conservatorismi che si radicavano nelle varie subculture italiane (tanto di destra come di sinistra). Moro emerge da questa lettura di documenti davvero come figura tragica nella sua apparente enigmaticità. Non c'è infatti alcun vento riformatore che possa smuovere le acque del sistema italiano: nella Dc, nei laici, nel Pci, nei liberali, nel mondo economico come nella Chiesa, è tutto un intrecciarsi di personaggi in lotta fra loro, ciascuno coi suoi addentellati in un sistema di gestione del potere che in fondo guarda ancora con sospetto i parvenu del maggiore partito legittimati solo dal consenso elettorale.
I due curatori, che hanno premesso alla raccolta di testi un ampio saggio introduttivo, hanno ragione a smentire la vulgata di un incagliarsi della situazione per un presunto colpo di Stato orchestrato dal generale De Lorenzo. Non vi è traccia di un vero pericolo in quella direzione, mentre vi è ampia traccia di un lavorio continuo da parte di molti vertici, a cominciare da un ottuso Antonio Segni che Moro favorì nella scalata alla presidenza della Repubblica, per impedire che l'avvio di riforme mettesse a rischio l'equilibrio raggiunto. Concorsero ovviamente alcuni furori riformatori come quelli di Riccardo Lombardi, ma a leggere queste carte non si può fare a meno di essere colpiti dalla silenziosa abilità di Moro che alla fine riesce a impedire la precoce sepoltura della nuova formula politica.
Sepoltura che si tenterà con la proposta, poi naufragata, di un "governo tecnico" affidato al presidente del Senato Merzagora che in un appunto di inizio luglio 1964 (pag. 480) propone di tagliare i costi dei partiti, ristrutturare la previdenza sociale, rivedere la Costituzione, realizzare tagli al bilancio dello Stato. Rileggerlo oggi fa una certa impressione, così come la fa il constatare che per venire a capo del groviglio di resistenze, complice la paura per una sfavorevole "congiuntura" economica (sfruttata dal duo Carli-Colombo), si decidesse di passare una versione del centro sinistra di basso profilo. Una scelta senz'altro fatta in attesa di maturazioni ulteriori, che però non vennero mai.

Paolo Pombeni
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-04-28/aldo-moro-riformista-tragico-081932.shtml?uuid=Ab7uPBrH

mercoledì 10 aprile 2013

Una verità a puntate ...


 Alessandro Forlani, giornalista di Radio Rai pubblica "La zona franca" in cui ricostruisce il rapimento e l'uccisione dello statista democristiano.
La versione ufficiale racconta che Aldo Moro viene rapito il 16 marzo 1978 dalle Brigate Rosse e che lo Stato rifiuta ogni tipo di trattativa con i rapitori. La conseguenza: l’ostaggio viene ucciso il 9 maggio consegnando alle cronache una delle pagine più drammatiche della storia repubblicana del nostro Paese. Nel corso degli anni però – in contrasto con questa ricostruzione dei fatti – si sono rincorse le voci su un’altra trattativa politica e segreta, fallita in extremis. Per la prima volta attraverso il libro di Forlani alcuni testimoni diretti, molto vicini alla vicenda, raccontano che il 9 maggio del 1978 lo statista democristiano doveva essere liberato, a seguito di un accordo. La Santa Sede, infatti, stava per consegnare ai brigatisti un riscatto di 25 miliardi di vecchie lire. Contestualmente, la Dc stava per esprimersi a favore di una trattativa umanitaria mentre il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, si apprestava a firmare un provvedimento di clemenza nei confronti di un terrorista in carcere.



http://www.primadanoi.it/video/538929/ALDO-MORO---LA-SANTA.html

Aldo Moro, una nuova teoria sulle sue ultime ore